Opere d’arte per celebrare le donne migranti

di Daniela Desantis

Sono Daniela Desantis, una studentessa del secondo anno del corso I-CONTACT a Ravenna. Mi sono laureata a Firenze in Storia e Tutela dei beni culturali e ho deciso di dare una svolta internazionale al mio percorso frequentando International Cooperation on Intercultural Heritage!

Nel corso di questi due anni ho avuto l’opportunità di conciliare la mia passione per le culture e la creatività con i diritti umani e mi sono ritrovata a domandarmi: come è possibile ripensare l’arte e la cultura in modo più inclusivo e femminista? Ho avuto modo di rispondermi nel corso del tirocinio di due mesi che ho svolto in Grecia presso il Community Centre, un luogo di socialità e supporto per i migranti del campo di Corinto.
Oltre ad entrare in contatto con persone incredibili e vissuti di migrazione profondamente dolorosi, io e la mia collega Chiara Macciò abbiamo svolto il progetto Social Art for Women con le donne del campo.

Nonostante la partecipazione alla vita del Community Centre fosse piuttosto scarsa a causa del caldo estivo,  Chiara ed io abbiamo comunque deciso di aprire uno spazio unicamente dedicato alle donne. E contro le aspettative di tutti, loro si sono presentate, numerosissime!
Non posso descrivere la sensazione di calore che ho sentito nel petto a vederle riempire l’aula della scuola per la prima volta e la fierezza che ho provato nel vederle una accanto all’altra a condividere materiali e risate.

Nel corso di 7 settimane abbiamo organizzato laboratori settimanali di Social Art dove donne di qualsiasi età, sia ragazzine che signore più mature, si sono cimentate nella produzione di opere d’arte attraverso diversi stili artistici. Abbiamo usato trucchi, pitture, specchi e fili per produrre meravigliosi lavori. Alla fine del nostro percorso alcune di queste opere sono rimaste alle nostre artiste, mentre altre sono rimaste al Community Centre. Il valore del progetto stesso della Social Art e delle opere che sono state prodotte è quello di far sentire al sicuro e celebrare le donne migranti. Sia che esse migrino giovanissime con la loro famiglia, o con il marito per cercare un porto sicuro dove costruirne una, o sole e fierissime.

Le opere che rimangono al Community Centre hanno il compito di comunicare a ogni donna che le vedrà il fatto che è quello è un posto sicuro per lei, sia in quanto migrante, che in quanto donna.

Grazie a coloro che hanno donato per la realizzazione di questo progetto abbiamo potuto finanziare non solo l’acquisto di tutti i materiali, ma anche la realizzazione di ben due mostre. In particolare, la mostra di fine percorso, riassuntiva di tutte le opere d’arte realizzate, è stata un piccolo momento di festa per le nostre artiste, che erano al vero e proprio centro della scena.
Chiara ed io abbiamo per questo deciso di intitolarla The Women Are Present, perché seppur talvolta silenziose o invisibili di fronte a un sistema che le discrimina doppiamente, in quanto migranti e in quanto donne, loro sono presenti. Non solo, osservare il loro modo di comunicare aldilà delle barriere linguistiche, di cooperare aldilà delle differenze etniche è un vero e proprio insegnamento di tenacia e resistenza.

Anche se salutarsi alla fine di questi due mesi è stato commovente e triste, ogni risata, danza e momento condiviso ci sono rimasti impressi nel cuore. La loro forza ci motiva ogni giorno per cercare nuovi spazi dove creare luoghi di incontro e solidarietà e speriamo di poter dare vita a più progetti come questo, dove intraprendere nuovi dialoghi inclusivi con ogni donna e essere umano di qualsiasi provenienza, etnia e orientamento.

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